martedì 28 agosto 2007

Breve Bibliografia

Segnalo qualche titolo sul tema “pregiudizio e handicap”:

Elda Billi (2005) Pregiudizio e Strategie educative, Roma, Teseo

Cartelli G. (1993), Handicap, pregiudizi e stereotipi, Roma, Bulzoni.

Lascioli A. (2001), Handicap e pregiudizio. Le radici culturali, Milano, Angeli.

Mazzeo M., Vezzosi F., Della Bianca C. (1996), Il fantasma del pregiudizio, Il Corriere dei ciechi, 15.

Pigliacampo R. (1986), Pregiudizi sulla lingua dei segni, Vita dell'infanzia, 6

Pigliacampo R. (1994), Handicappati e pregiudizi. Assistenza, lavoro sessualità, Roma, Armando.

lunedì 20 agosto 2007

RICONOSCERE IN OGNI ALTRA PERSONA UN'ALTRO SE STESSO

Come si può riconoscere in ogni altra persona un'altro se stesso? Solo penetrando il suo orizzonte cioè sapendo ascoltare, comprendere la sofferenza altrui, rispettare il prossimo, essere accoglienti fino alla capacità di prendere in cura e amare l’altro. L’altro è però diverso e può talvolta anche avere degli handicap o dei deficit che ci disgustano.
La "diversità" è quindi vista in chiave negativa, come "minaccia" della propria identità e per questo la presenza del "diverso" frequentemente genera sentimenti di paura, ansia, sospetto.
Se si riuscisse invece a percepire la "differenza" non come un limite alla comunicazione, ma come un "valore", una "risorsa", un "diritto", l'incontro con l'altro potrebbe essere in certi casi anche scontro, ma non sarebbe mai discriminazione. E l'educazione diventerebbe scoperta e affermazione della propria identità e, contemporaneamente, valorizzazione delle differenze.
Invece è il pregiudizio, inteso proprio come giudizio superficiale non avvallato da fatti, ma da opinioni, il motore che a volte muove le azioni e i comportamenti di tutti noi, condiziona le nostre relazioni sociali, ostacolando a volte le opportunità di contatto, incontro, esplorazione, scoperta che sono i fondamenti dei rapporto con l'altro da sé.
Ma il pregiudizio non è innato, ha piuttosto il suo fondamento nelle influenze familiari, ambientali, sociali, e si struttura già dalla prima infanzia. Pertanto, se crediamo sia giusto cercare di limitare il più possibile l'insorgere di pregiudizi, è fondamentale intervenire a livello scolastico, educativo, familiare per fare della diversità una vera ricchezza, un nuovo paradigma educativo e per stimolare i bambini e i ragazzi a pensare criticamente piuttosto che dir loro quello che devono pensare. In quest'ottica uno dei compiti della scuola dovrebbe essere quello di educare alla differenza, all'altro, al diverso, per creare i presupposti di una cultura dell'accoglienza e per impedire l'omogeneizzazione culturale.
Tuttavia una vera pedagogia della differenza si esprime non certo in prediche e indottrinamenti, né con tecniche di persuasione più o meno sofisticate, ma anzitutto sperimentando quotidianamente la realtà di una scuola come una "comunità di diversi", che non emargina chi non è "uguale" o chi non è in grado di seguire il ritmo dei migliori.
E' chiaro che, perché tutto ciò avvenga, è necessario porre come elementi centrali della relazione educativa l'ascolto, il dialogo, la ricerca comune e l'utilizzo di metodologie attive e di tecniche d'animazione in grado di sviluppare le capacità critiche di porsi delle domande, di imparare a mettersi nei panni altrui, di attivare delle reti di discussione, di uscire dagli schemi, di essere creativi e divergenti.

martedì 7 agosto 2007

Evoluzione del Pregiudizio

Si parla e si scrive molto sui cosiddetti “ Handicappati”: una parola oramai inflazionata, senza che la maggior parte della gente comprenda a chi si riferisca, se non che generalizzando confusamente tra le esigenze o i bisogni reali dell’uno e dell’altro portatore di Handicap.
Sono cosciente di “toccare” una tematica complessa, non di facile soluzione, ma che ha tanto bisogno di vivaci apporti culturali e di spinte coraggiose provenienti soprattutto dai protagonisti. C’è, quindi, la necessità di “smascherare” una realtà dannosa, fatta passare per socializzante ma che forse non lo è. E per giungere a questo dobbiamo conoscere il Pre-giudizio delle persone che vivono nel mondo dei soggetti con bisogni speciali, e de-strutturare, per poi ristrutturare fino a formare un nuovo Giudizio ( positivo ).
Si deduce che la genesi del pre-giudizio del cosiddetto normale, nei confronti dell’handicappato, dipenda dalle seguenti motivazioni: a) Psicologiche, b) Culturali e d’Informazione.
a) Psicologiche, quando un individuo normale, che non sia riuscito a conseguire una meta gratificante nella società dei pari, finisce per credere o riporre nell’immagine del soggetto con bisogni speciali il fallimento della propria esistenza. L’handicappato diventa perciò lo specchio del fallimento del normale nella riflessione sull’handicap dell’handicappato, e, questo, con ancora più disonore perché, il suo “handicap” è la conseguenza delle proprie incapacità volitive o intellettuali; da qui il pre-giudizio negativo sul disabile che non è altro che il “ rifiuto” della propria persona. Tali forme di pregiudizio sono una continua fonte di frustrazione perché gli individui coinvolti sono di fronte a barriere psicologiche personali che ne ostacolano la realizzazione e sono in un continuum conflitto per cui, non potendo dirigersi verso l’agente di frustrazione ( famiglia, lavoro, partner, ecc ) vengono, i pregiudizi, “ spostati sui soggetti più deboli ( bambini, handicappati, anziani…) e da qui il giudizio negativo su di loro.
b) Culturali, nel senso che chi ha un pregiudizio crede in tutto cip che gli viene detto sui soggetti con bisogni speciali, soffermando l’attenzione soprattutto sugli aspetti negativi. I pregiudizi culturali si fondano sull’etichettazione degli individui. In questi ultimi anni si è tentato di modificare molti termini indicanti gli handicappati, giungendo ad un etichettazione, che non riguarda l’intera persona ma solo “la parte” lesa della persona.
c) Informazione, molte persone vivono a contatto con persone che hanno problemi fisici o sensoriali o psichici o mentali senza conoscerle, ripetendo gli errori di etichettazione, senza andare oltre. Andare oltre significa avere la pazienza di comunicare direttamente con i soggetti handicappati e, quando ciò non sarà possibile, con chi è portatore di valide esperienze di handicap attraverso la ricerca, gli studi e le vittorie conseguite. La persona ( qualsiasi persona ) deve essere conosciuta perché non sorga ostilità verso di essa.
L’handicap è un deficit fisico, psichico e sensoriale che spesso non può essere eliminato ne mitigato con la riabilitazione. Il pregiudizio dei cosiddetti normali sul soggetto con handicap può rientrare in un’ottica di educazione socio-sanitaria-speciale. Il pregiudizio, dunque, deve essere sradicato con la promozione di una cultura dell’handicap illuminanteche deve partire dalla scuola, con la risposta degli specialisti alle interrogazioni dei giovani e della gente sui problemi suscitati dai soggetti con bisogni speciali e con l’apporto delle esperienze del vissuto ( attraverso incontri , studi, seminari, ecc,ecc.) accanto allo svantaggiato.
Una società moderna, democratica e civile non deve permettersi di convivere con i giudizi deleteri nel terzo millennio Quando si parla di handicappati, si tende a generalizzare per renderlo meno invadente e problematico alla comunità dei normali. Cosicché si parla spesso del Docente di Sostegno, evitando di parlare della specificità dell’insegnante per lo specifico handicap.
Il pregiudizio porta a trattare e considerare i soggetti con bisogni speciali non come individui che sono con noi nella società, ma come entità oggettive esterne al loro esistere nel e del quotidiano. Infatti assistiamo ad una terminologia e fraseologia fondate sul distacco e la freddezza dei rapporti: :<< i portatori di handicap >>, << il mondo dell’handicappato >>, << le problematiche degli handicappati >>, << la realtà dell’handicappato >>, << la socializzazione dell’handicappato >>, e cos’ via. Chi si accanisce contro un soggetto con bisogni speciali, esternando i pregiudizi in esso presenti, non sarà in grado di discernere nemmeno nel proprio gruppo ciò che è valido o no?

Pensieri volanti 3

Noi sappiamo che la verità è stata detta
al mondo migliaia di volte
ma non abbiamo ancora avuto orecchi
per ascoltare più frammenti.
H.A.Overstreet

Pensieri volanti 2

Il peccato in fondo è questo: non considerare l’altro come me.
Ma voler essere superiore all’altro.
( Arturo Paoli 1978 )

Pensieri Volanti 1

E' più difficile vincere il Pregiudizio che dividere l'atomo ( Albert Einstein )

lunedì 6 agosto 2007

Pregiudizio & Differenza

E' compito della scuola promuovere lo sviluppo di ogni identità nella sua differenza e nella sua complessità di rapporti verso le/gli altre/i ed all'interno della società.In questi ultimi anni si sta tentando di consolidare la convinzione che essere "Diverso" non sia solo un fatto dovuto alle bizze della natura, ma anche culturale; ciò significa riconsiderare il passato ed il presente in un'ottica diversa ed impostare un processo educativo in cui ogni soggetto possa scoprire le corresponsabilità ed essere in grado d'individuare ed, eventualmente, rimuovere gli ostacoli che si frappongono ad un più ampio e completo sviluppo della propria personalità ed identità. Si tratta quindi di operare, partendo proprio dalla scuola, trasformazioni che, modificano la realtà odierna, preparino un futuro in cui ogni essere umano possa avere una crescita più libera e ricca di possibilità.La centralità del soggetto in campo formativo, la scoperta di ciò che significa essere diverso, la visione duale della persona richiedono, però, cambiamenti nell'ambito della metodologia, della organizzazione e degli obiettivi e di un piano di lavoro, appunto “Educare nella differenza”; infatti se si pone come nodo centrale educativo la ricerca dell'identità della persona, occorrono metodi e percorsi flessibili, che scaturiscano dai reali bisogni delle/degli allieve/i, che devono appunto riconoscersi nella differenza determinata anzitutto dall'essere dover essere. Ne consegue che la scuola ha il dovere di essere in grado di offrire a tutte/i pari opportunità per lo sviluppo delle varie potenzialità.

I BAMBINI IMPARANO CIO' CHE VIVONO

Se il bambino vive criticato,
impara a condannare.

Se vive nell’ostilità
Impara ad aggredire.

Se vive deriso,
Impara la timidezza.

Se vive vergognandosi,
impara a sentirsi colpevole.

Se vive trattato con tolleranza,
impara ad essere paziente.

Se vive nell’incoraggiamento,
impara la fiducia.

Se vive nell’approvazione,
impara ad apprezzare.

Se vive nella lealtà,
impara la giustizia.

Se vive con sicurezza,
impara ad aver fede.

Se vive volendosi bene,
impara a trovare
amore e amicizia nel mondo.

EDUCARE OLTRE IL PREGIUDIZIO

Educare è un mestiere “DIFFICILE”!!! E se durante il cammino ci si imbatte in soggetti con Handicap ? Ma cosa vuol dire “Handicap”? Il termine handicap deriva dall’inglese, significa: attribuire ai concorrenti vantaggi o svantaggi differenziati a seconda delle loro capacità, per far si che tutti siano sullo stesso piano “ SIMMETRIA”. L’Handicap può essere connaturato, se connesso a qualche deficit o patologia; indotto, se connesso a variabili di tipo ambientale.
Ma cosa accade nel momento esatto in cui ci si viene a trovare a contatto sia Diretto che indiretto con soggetti che richiedono bisogni speciali? Quale il primo sintomo che si prova? La maggior parte delle persone ha risposto “ Blocco”. Si un blocco, ma questo blocco da cosa ha origine? La radice del blocco va estrapolata dal “Pregiudizio”. Il termine Pre-giudizio indica un giudizio anticipato: giudicare qualcosa o qualcuno prima del tempo, prima di conoscere bene la cosa o la persona. Il pregiudizio è un potere agito-subito. Chi lo agisce, lo subisce nei termini di una riduzione della possibilità di comprensione della realtà. La potenza del Pregiudizio sta proprio nel fatto di creare un limite attivo e passivo. Analizzare il Pregiudizio sta nella riflessione etica riguardante il “ dover essere” dell’Io, del tu e della realtà. Per quanto esista anche il pregiudizio favorevole, in genere, al massimo livello, si ha sempre la tendenza a considerare in modo ingiustificatamente negativo e sfavorevole le persone di una certo gruppo sociale. Allora la domanda nasce spontanea: quali prospettive per soggetti con bisogni speciali nel campo dell’educazione? La prospettiva è data dal punto di vista che l’osservatore ha della realtà; ed è da essa che assume significato la scelta dell’azione educativa che verrà compiuta. Anche la ricerca per individuare un antidoto al pregiudizio comporta per il ricercatore di assumere una qualsiasi prospettiva come propria. Ma potrebbe esserci il rischi che la stessa prospettiva da assumere per l’abbattimento del pregiudizio possa rivelarsi pregiudiziale e quindi rendere l’azione educativa inefficace. L’Educazione dovrà essere assunta sotto l’aspetto di due finalità: la prima la Libertà, la seconda il Dialogo Creativo, affinché, dove venisse a mancare l’obiettività, saranno proprio la liberta e dialogo creativo a restituire all’azione nuove ed ulteriori prospettive.
La natura, a volte, è causa di sofferenze e disperazione. Ma molto di più l’uomo quando a dolore sovrappone altro dolore, alla sofferenza ulteriore sofferenza e al limite altro limite. Eppure, lo stesso, ha il potere di lenire il dolore, calmare la sofferenza e ridurre il limite se, anche solo per un attimo, l’altro non è più l’altro, il diverso no è più diverso e l’handicap diventa di ognuno. Infatti vedere l’uomo di là dall’handicap significa vedere nell’handicap l’uomo, superare il limite che ognuno di noi ha, abile o disabile che sia.
Non essere in grado di vedere ciò, non vuol dire avere un difetto di natura, ma solo aver una distorsione o limitazione, per lo più imputabile all’educazione. Ritornando al pregiudizio è osservabile che qualora sia destrutturato, manifesta uno dei più terribili ed essenziali inganni della nostra ragione, ovvero la volontà di negare il limite intrinseco alla natura umana. Ma cosa significa Limite? Il termine limite deriva dal latino limes o limen, ed ha significati diversi quali ostacolo/confine e soglia/ingresso. Riuscire a vedere oltre l’handicap, abbattendo il muro del pregiudizio porta a scoprire grandi ricchezze di umanità e per l’umanità e, di conseguenza, stimola ad allargare i propri confini mentali, riuscendo a superare l’imbarazzo di guardare, rispondere al saluto, aprirsi al dialogo con un disabile e, inserirsi addirittura in un progetto sociale per sperimentare un modo diverso di vivere, basato nel dare un aiuto a chi ha qualche problema nel fare le cose semplici.
Non bastano né la cultura né lo studio per risolvere simili problemi, che sono più profondi dei livelli culturali e finiscono per diventare fatiche, che si trasformano in disistima, incapacità di porsi autenticamente dentro le relazioni, paura nell’affrontare l’esistenza. Credo che sia questo motivo, ciò che porta “consciamente” molti giovani incontro alla persona che nella propria fisicità porta il limite, per imparare, proprio attraverso la cura del disabile, a prendersi cura di se stessi in modo più profondo e autentico.

domenica 5 agosto 2007